Storia Chiesa

Il 23 febbraio del 1881 Don Pietro Poggi venne nominato dal vescovo di Savona Mons. G. Boraggini Parroco dell’Alpicella (lo precedettero Don Antonio Ratto dal 1800 al 1827, Don Nicolò Ratto (seniore) dal 1828 al 1864 e Don Nicolò Ratto (juniore) dal 1864 al 1880.

Don Poggi decise di demolire la decadente Chiesa, si preservarono il coro settecentescoIMG_20170316_150346, gli armadi di noce massiccio della sacrestia e tre affreschi basati su ardesia inerenti alla passione di Cristo: una caduta, una lavanda dei piedi, una cena Domini, due tavolette rappresentanti gli Apostoli San. Giovanni e San. Paolo  (forse facenti parte dei un polittico), il battistero in marmo del 1694, l’organo dei fratelli Giovanni e Nicola di Pistoia (Agati), foto13l’acquasantiera in marmo ancora del vecchio battistero (1578) donata da Valerga e Ratto Bernardo Dritomei. Si sono inoltre salvate le statue di San. Lorenzo Martire e di San. Giuseppe con Gesù Bambino (pare che siano del 1700) ed una Croce di tutta pietra del 1735. Grazie all’affresco dietro l’Altare Maggiore nella volta che raffigura Sant’Antonio, si può dedurre che la vecchia Chiesa fosse orientata al levante (era una posizione di consuetudine per le Chiese primitive). Nel 1974 durante l’imbiancatura della vecchia Chiesa si trovò una lapide marmorea che ne confermò la consacrazione. Il testo in latino tradotto era il seguente:

Al Signore Dio Ottimo Massimo e a San Antonio Abate l’Ill.mo e Rev.mo Signore Vincenzo Maria Durazzo Vescovo Savonese questa Chiesa di Alpicella Consacrò ed eresse in prepositura

 I lavori per la nuova Chiesa cominciarono nel 1881, l’architetto fu un padre carmelitano di nome Anacleto. Il lavoro era organizzato in tre turni annunciati dal suono di una campana. Il primo turno prevedeva la raccolta della sabbia (oltre a quella che veniva da Varazze) di pietre e mattoni.

Nel secondo si cuocevano i mattoni in piazza e nel terzo si procurava il legname occorrente per i ponti. La nuova Chiesa non venne orientata come le tipiche Chiese primitive (a levante) ma a ponente e presenta la forma di croce greca. È dotata di un altare maggiore, due grandi cappelle ai lati e due piccole cappelle poste in fondo alla Chiesa, al centro è presente una piccola cupola. Grazie ad una nota ritrovata in archivio si è venuti a conoscenza che la posizione a ponente è dovuta ad un controllo prefettizio all’Amministrazione della Fabbriceria di Alpicella, per ordine del prefetto richiesta dalla sottoprefettura di Savona. Don Poggi Pietro rimase Prevosto ad Alpicella circa undici anni (1881-1892) cioè al compimento della Chiesa, ma spoglia, senza altari né pavimento. Nel 1892 subentrò il Sacerdote Don Domenico Puppo, che acquistò quattro altari. Dopo 33 anni di Apostolato fini la sua vita al Cottolengo di Torino nel 1925. In memoria di questi due Prevosti il Consiglio Parrocchiale fece una lapide marmorea (l’epigrafe fu composta dal Canonico della Cattedrale di Savona Giuseppe Bartolotto) che venne posta, su consiglio del Vescovo, nell’atrio dell’entrata della porta delle donne. Nelle pratiche dell’archivio è documentato che vennero acquistati quattro pregevoli altari, provenienti dalla Cattedrale di Genova, venduti al tempo di Mons. Reggio (sono opera dello scultore Galeazzo Alessi). La perizia degli altari (costituiti da sei colonne di marmo di qualche metro, quattro di marmo più piccole e il marmo minuto, scalini, mense, … .) venne effettuata, sotto commissione del Consiglio Pastorale, dall’Ing. Bianchi di Cogoleto e dallo scultore Butera, l’ammontare della perizia era di circa 17 mila lire. Una volta giunti a Varazze si presentò il problema della strada, da Pero ad Alpicella la strada si faceva sempre più grave, i mezzi disponibili erano carri trainati da cavalli, da buoi e da mucche. Secondo capolavoro compiuto da Don Puppo fu il pavimento marmoreo, la sua messa in opera fu eseguita dalla ditta Casapietra Nicolò di Savona. Le piastre bianche e bardiglio sono acquistate dalla Parrocchia a Carrara. Questo lavoro venne compiuto nel 1901 insieme alla scalinata in marmo della porta maggiore. Nello stesso periodo si innalzò il nuovo campanile, grazie ad un dato ritrovato sullo stipite della porta a nord si è potuto venire a conoscenza che il vecchio campanile era poco elevato e che risaliva al 1821. Oltre al campanile vennero acquistate tre campane fuse dalla fonderia Boero Luigi di Genova (furono fornite due vecchie campane e furono saldate) e non furono toccate le due campane dette rispettivamente la campana del fuoco (1676) e a campanetta (1528 o 1498 la data è deteriorata dal tempo). Insieme alla nuova Chiesa venne costruita la canonica ad un solo piano, dotata di quattro stanze (due al pianterreno e due al primo piano). Nel 1913-1914 venne rifatto il tetto della Chiesa e venne anche sopraelevato il terzo piano della canonica. Nel frattempo si costrui il sacrato con la balaustra in cemento, precedentemente in pendio. Nel 1937 venne sostituito il vecchio orologio (a sfera) con uno nuovo a una lancetta e a due sfere con suoneria ogni ora e ogni mezz’ora ribattute (serviva per l’irrigazione). Nel 1969 furono sostituiti i ceppi di legno delle quattro campane con ceppi di ghisa e gli vennero applicate delle ruote per il suono con la corda e ci fu l’aggiunta di cuscinetti a sfera. Nel 1930 la Chiesa fu rinfrescata con un colore azzurro, ma poiché non adatto ad un luogo di culto, l’amministrazione Parrocchiale sollecitata dalla popolazione si decise di rinnovare la tinteggiatura della Chiesa. In archivio sono presenti documenti che mostrano che venne sentito il parere dell’ufficio di arte sacra della Curia che inviò l’architetto Martinengo per la decisione del colore da adottare. Il colore scelto fu un colore cenere e l’opera fu eseguita da una ditta di Milano (Impresa Restauri artistici Chiesa). Nel frattempo venne sostituito anche l’impianto elettrico con un impianto di luce adatto alla Chiesa ed infine si rifece la vetrata centrale e la mezza luna dietro l’Altare. Nel 1979 si sostitui l’uso delle corde per i matici dell’organo con un motorino elettrico (della ditta Fratelli Marin di Genova-Bolzaneto), costruito dai fratelli Nicodemo e Giovanni Agati di Pistoia e acquistato dalla Parrocchia d’Alpicella nel 1866. Inoltre per desiderio della popolazione venne sostituito l’orologio con cinque campane elettroniche, a suono automatico. L’amministrazione Parrocchiale infine pensò di costruire due rampe di scale e di dare una nuova sistemazione alle Statue. Alla successione di Don Puppo subentrò il nuovo Parroco Don. Antonio Damele (1926-1947). L’incarico delle nuove sistemazioni fu dato all’architetto Bonora di Finale: fece un sopralluogo alla Chiesa e indicò come posto ideale i vuoti che si trovavano nelle capellette di San. Lorenzo e di San. Giuseppe. Tale disegnazione venne approvata dal Consiglio Parrocchiale e prevedeva, la statua di S. Antonio fu collocata nella Cappelletta di San. Lorenzo a destra di fronte la Statua dell’Addolorata che era situata nella Cappella dei Morti posta su due cassette di legno. La Statua del Sacro Cuore nella cappella attuale (difronte all’altare della Madonna del Carmelo). Le statue di Santa Teresa del Bambino Gesù e Santa Cecilia, dopo la costruzione di una nicchia furono tolte dalla Cappella della Madonna del Carmine e collocate nelle nuove nicchie della Cappelletta di San. Giuseppe. In seguito ad un’alluvione la Cappella della Madonna della Misericordia venne distrutta e venne dunque tolta la Statua di Santa Teresa e fu collocata la Madonna della Misericordia. Inoltre il Consiglio Parrocchiale prese in esame il problema dell’ingresso alla terrazza, risolto dal Sig.re Albino Massone che disegnò due rampe con relativo abbaino. In seguito si decise di sfruttare l’area sottostante alla canonica per realizzare due appartamenti per essere abitati (lavoro eseguito dalla ditta Vallerga – Damele dell’Alpicella).

Gli Armadi di noce della sacrestia

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Le 3 tavolette di ardesia (inerenti alla Passione di Cristo).

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Due tavolette rappresentanti gli Apostoli San.Giovanni e San.Paolo.

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banda

Banda musicale dell’Alpicella diretta da ” Pré Peo ” nel 1905.