Storia dell’Alpicella

Alpicella ha origini remote si pensa che i primi insediamenti possano risalire al IV secolo a.C. ne sono dimostrazione i ritrovamenti archeologici. E’ appunto in questa epoca un piccolo gruppo di cacciatori – allevatori neolitici si affacciò in questa valle scelse la zona dell’Alpicella come luogo di accampamento. Il riparo è situato nel versante destro della valle del Teiro, in località ”Fenestrelle“, ad una quota di 380 m. s.l.m. . L’indagine sul terreno nel settore di levante, evidenziò due livelli di frequentazione: uno superiore, di terreno marrone vegetale, con radici e pietre di piccole dimensioni, ed uno secondo strato grigio-nero carbonioso. I due strati complessivamente di 80 cm. venivano esplorati con 3 tagli: T1 – 1B per il livello superiore e T2 per quello sottostante. Il secondo settore più a ponente, più stretto e lungo, presentava una situazione stratigrafica nettamente diversa. Il primo strato ha restituito elementi di difficile interpretazione crono culturale. Il primo di questi reperti e una fibula in bronzo proveniente dal primo strato del settore di levante (h3 – t1). E’ ad arco semicircolare, inornata, con sezione quadrangolare sopra la staffa. Le fibule di questo tipo vengono collocate dalla Negroni Catacchio tra i reperti caratterizzanti il secondo periodo del Protogolasecca, correlabile con la seconda fase di Ascona ed inquadrabile nell’XI sec., mentre De Marinis propone una datazione più bassa (IX – VIII sec. a.C.) in base all’associazione delle fibule ad arco semplice con quelle ad arco ingrossato.

fibula-di-bronzo

Al Protogolasecca I, ci ricollegano alcuni frammenti ceramici pertinenti ad una sola forma (un’urna carenata, decorata nel punto di massima larghezza con impressioni a cordicella), raccolti sempre nel primo strato (secondo taglio). Tale forma trova diretto confronto con le urne di Ascona I, periodo inquadrabile nel primo orizzonte cronologico del Bronzo Finale. Sempre nel primo settore di scavo, proviene uno spillone di bronzo (C3 -T1B), a testa globulare appiattita, forata trasversalmente, inornato ad esclusione di due bugnette a rilievo sulle facce laterali: un esempio molto simile, con la stessa decorazione a bugnette rilevate, proviene dal contrasto palafitticolo dei laghi di Varese – Garda (”Cà de Cioss”) ed e cronologicamente inquadrata nella prima-media età del Bronzo. Gli spilloni a capoccia sferoidale, infatti compaiono nel primo Bronzo e caratterizzano nel nord Italia la seconda fase della cultura di Polada, come pure nella Francia Meridionale, dove sono collocati alla fine del Bronzo antico, allo stesso periodo appartiene anche una scodella, ricomposta quasi per interno, d’impasto semi fine, bruno, inornata, con orlo estroflesso, gola e netta carena.

spilloni-di-bronzo

In base agli elementi più significativi sinora emersi, pertanto, il primo settore del riparo sembra inquadrabile cronologicamente tra la prima-media Età del Bronzo e le prime due fasi del Bronzo Finale. Il settore di ponente, invece, presenta una situazione nettamente diversa: costituito ad una estrema povertà di reperti riferibili alle varie fasi dell’età del Bronzo corrisponde una relativa abbondanza di reperti appartenenti al Neolitico Medio, cioè dei vasi di bocca quadrata, i frammenti di vasi a bocca quadrata sono pertinenti ad oltre cinque esemplari con tre diversi impasti. Il primo appartiene ad una ciotola a calotta sferica, ricomposta per un solo lato, con pareti molto sottili, brune e ad una forma più profonda, con lieve carena, arrotondata, pareti di ridotto spessore, tinta camoscio. Il secondo impasto, semi fine, bruno-giallastro e bruno scuro, con dimagrante evidente è presente in due forme: una ciotola ed una scodella profonda, con ansa a nastro impostata sulla parete. L’ultimo, infine, nero grigiastro con dimagrante macroscopico, elevato da un solo vaso situliforme, con ansa ribassata e decorazione a ghirlande di impressioni a stessa sul collo.

Per gli ulteriori informazioni sui reperti visita il Museo Archeologico dell’Alpicella.